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Capitolo Dodici. Il marxismo del Novecento.

La fine del marxismo.
     
Il  marxismo  ha avuto in sorte - nel ventesimo secolo - di  diventare
l'unica  filosofia  ufficiale di stato in molti  paesi  dell'Europa,
dell'Asia,  dell'Africa e dell'America. Una situazione tutt'altro  che
facile  per  una filosofia che viene cos sottoposta alla  verifica  e
alla  critica  impietosa  dei fatti. D'altro canto  questa  sorte  era
inevitabile e voluta fortemente dallo stesso Marx, che vedeva  il  suo
pensiero come filosofia della prassi.
     Il  marxismo    una filosofia che ha cambiato il mondo,  che  ha
dominato  lo  scenario politico e culturale del nostro secolo.  Ma  il
marxismo dopo Marx  stato un fenomeno tutt'altro che unitario, e  che
anzi  ha  visto  emergere  contraddizioni antagoniste  al  suo  stesso
interno,  tanto  che il crollo del socialismo reale non  costituisce
affatto  la fine del marxismo: alcuni aspetti del pensiero  di  Marx
fanno parte ormai del patrimonio culturale anche dei suoi pi accaniti
avversari.
     
Popper elogia Marx.
     
La  critica del marxismo, considerato una pseudoscienza,  stata una
delle  costanti dell'attivit filosofica (ma anche politica) di K.  R.
Popper, che, comunque, prima di affrontare la contestazione del falso
profeta  Marx,  nel  secondo volume de La societ  aperta  e  i  suoi
nemici, ne traccia un interessante elogio:
     E'  facile  cedere  alla tentazione di mettere  in  evidenza  le
somiglianze  fra  il  marxismo, l'ala sinistra  hegeliana,  e  il  suo
parallelo  fascista. Ma sarebbe assolutamente ingiusto  trascurare  la
differenza che c' fra essi. Bench la loro origine intellettuale  sia
quasi identica, non si possono avere dubbi sulla carica umanitaria del
marxismo.  Inoltre,  in contrasto con gli hegeliani  dell'ala  destra,
Marx  fece  un onesto tentativo di applicare metodi razionali  ai  pi
urgenti problemi della vita sociale. Il valore di questo tentativo non
risulta compromesso dal fatto che, come cercher di dimostrare,   per
larga  parte  fallito. La scienza progredisce attraverso tentativi  ed
errori.  Marx  tent  e,  bench abbia sbagliato  nelle  sue  dottrine
fondamentali, non ha tentato invano. Egli ci aperse gli occhi e ce  li
rese  pi  acuti in molti modi. Un ritorno alla scienza  sociale  pre-
marxiana    inconcepibile.  Tutti gli  autori  hanno  un  debito  nei
confronti di Marx, anche se non lo sanno. Ci  specialmente vero  nel
caso di coloro (e questo  anche il mio caso) che dissentono dalle sue
dottrine; ed io sono pronto a riconoscere che la mia trattazione,  per
esempio di Platone e di Hegel, reca l'impronta della sua influenza.
     Non  si  pu  rendere giustizia a Marx senza riconoscere  la  sua
sincerit.
     
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     La  sua  apertura  di  mente, il suo  senso  dei  fatti,  il  suo
disprezzo per la verbosit moraleggiante, hanno fatto di lui  uno  dei
pi  importanti combattenti, a livello mondiale, contro l'ipocrisia  e
il  fariseismo. Egli prova un bruciante desiderio di andare  in  aiuto
degli oppressi ed era pienamente conscio della necessit di cimentarsi
nei  fatti  e  non  solo a parole. Essendo dotato  di  un'intelligenza
essenzialmente  teorica, egli consacr immense fatiche  alla  messa  a
punto  di  quelle riteneva fossero armi scientifiche per la  lotta  in
vista del miglioramento della sorte della stragrande maggioranza degli
uomini.  La  sua sincerit nella ricerca della verit e la sua  onest
intellettuale  lo  distinguono, a mio  giudizio,  da  molti  dei  suoi
seguaci  (bench disgraziatamente egli non si sia del tutto  sottratto
all'influenza  corruttrice di un'educazione che matur  nell'atmosfera
della   dialettica   hegeliana,  denunciata   da   Schopenhauer   come
"distruttiva  di  ogni  intelligenza"). L'interesse  di  Marx  per  la
scienza  sociale  e  per la filosofia sociale fu  fondamentalmente  un
interesse   pratico.  Egli  vedeva  nella  conoscenza  un  mezzo   per
promuovere il progresso dell'uomo(1).
